Pensiero Sociale

Ho trovato navigando questo pensiero che voglio condividere:

“Se non fossimo con la testa china in contemplazione dell’ombelico italiano ci accorgeremmo dei focolai di rivolta che si verificano sem­pre più vicino, da ultimo nuova­mente in Grecia, e avremmo una risposta alla domanda che si fan­no in molti: perché in Italia non è ancora scoppiata una rivoluzio­ne?

II fatto è che le rivoluzioni si fan­no a pancia vuota, e la nostra pan­cia non è ancora vuota perché stia­mo prosciugando le risorse accu­mulate dalla generazione dei pa­dri. Sono i padri che malgrado la crisi consentono ancora ai figli di mantenere il cellulare, fare qual­che viaggio o procreare a lazo vol­ta, sia pure con moderazione.

Di sicuro, una democrazia geriatrica non è destinata a durare.

Forse, alla fin fine, tutti i problemi di una società anagraficamente bloccata come la nostra nascono dalle distorsioni del rapporto con la morte. Su questo tema, nella contrapposizione generazionale che
contraddistingue il sistema – vecchi contro giovani, tutelati contro precari – ognuno sembra credere il contrario di quel che dovrebbe. I giovani vivono senza preoccuparsi di contributi, pensione e futuro in
genere, come se la morte dovesse arrivare domani: I vecchi, invece, si comportano come se la morte non dovesse arrivare mai, inchiodandosi alle poltrone e votandosi all’eternità operativa.

Forse una situazione del genere non si era mai venuta a creare, nella storia: e nei confronti della morte semmai era normale l’approccio contrario. Erano i giovani a pensare che la morte non
esistesse, e i vecchi che poco alla volta si rassegnavano all’idea e si concentravano su di essa, facendo testamento.

Da questa inversione sentimentale deriva una spensieratezza generalizzata e intergenerazionale: Stiamo andando a puttane, ma tutti molto allegramente.”

(Roberto Alajmo, scrittore)

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